I musicisti sono più ultras di quanto credete..

..del mio passato da ultrà, pardon, da frequentatore assiduo di trasferte in giro per lo stivale a sostegno della mia squadra del cuore conservo tanti ricordi. Qualcuno forse moralmente da dimenticare, qualcuno che provoca tutt’ora i brividi a ripensarci. A volerla vivere come l’ho vissuta io qualche anno fa è una vita faticosa, fatta di forza di volontà e di sacrifici incondizionati. Ti senti smosso da una passione, che in quanto tale, non riesci a controllare e a spiegarti, una passione che ti spinge spesso al limite, con poche ore di sonno e tante di sudore e fame a stretto contatto con amici e conoscenti. Percorri spesso centinaia di chilometri per vivere un’ora e mezza, o poco più, di adrenalina. Quando rientravo a casa da una trasferta pensando subito a quella dopo sapevo che le ore passate in strada prima e dopo il match non erano il motivo per cui partivo, ma mi piacevano. Davvero tanto. Sono arrivato a preferire di gran lunga le trasferte alle partite casalinghe. E mi rendevo conto che più era distante la partita e più mi divertivo. Il viaggio che ti porta all’evento non sarà mai più godurioso dell’evento stesso, però, se vissuto come lo vivevo io, è grande protagonista. Gli ultras hanno da sempre riempito mura, adesivi, magliette e qualsiasi cosa possa accogliere una frase scritta con la storica “se non lo sei mai stato non potrai mai capire”. Logico no? Se non sei mai stato un ultrá, od un assiduo frequentatore, non potrai mai capire cosa li smuove e come facciano a sentirsi così bene e soddisfatti a stare ore ed ore prigionieri dell’autostrada per dare spettacolo due ore. E se non fosse così? E se ci fosse un’altra “categoria” di personaggi che pur non essendo stati ultras capiscono cosa vuol dire?  E se i musicisti fossero veri e propri ultras? Vi rispondo io: lo sono, eccome! Sono i primi ultras di se stessi, orgogliosi di portare a giro la propria reputazione e metterci la faccia sempre. I musicisti ne fanno di chilometri, o se ne fanno in tournée ragazzi. Tanti, centinaia di chilometri per dare spettacolo un paio d’ore. E più che la serata, il concerto, è lontano da casa e più questo è motivo di vanto. Ma come vivono i musicisti i momenti del “prima e dopo”? In viaggio tra una data e l’altra si divertiranno come gli ultras o vivranno questi momenti come una necessità che eviterebbero volentieri? Ho deciso di accomodarmi in auto con un grande musicista ed amico e godermi il  tour. Avevo voglia di vivere quell’aspetto delle tournée che in genere non si prende in considerazione. Per una volta non volevo godermi la sua musica e quella della sua band, che conosco molto bene ed apprezzo già da un po’ di tempo, ma volevo godermi i momenti che portano al palco, al contatto con le persone. Quei momenti in cui stai in macchina e magari ti immagini come sarà, ti confronti su un aspetto del live piuttosto che un altro, o più semplicemente…te la dormi! Insomma, in un certo modo, avevo voglia di respirare l’aria da trasferta. Magari ci scappa qualche coro! Questo grande musicista è l’amico Edoardo, voce e non solo de Le Furie, una potente band fiorentina che di chilometri ne fa parecchi. Edo mi racconta che il momento on the road è sempre gradito.
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“Macinare in macchina chilometri sicuramente è stancante ma mi provoca sempre gioia. Sento l’odore di Kerouac , ogni autogrill è un porto dove vedere gente nuova. I paesaggi cambiano ed insieme a loro cambi anche te. La tua musica cammina con la tua macchina, più chilometri fai più arriva lontano”.
Me lo immagino nei panni di  Jack Kerouac percorrere l’autostrada del sole insieme a  Neal Cassady (che potrebbe tranquillamente essere Giacomo, piuttosto che Theo) discutendo di come la società italiana stia cercando sempre più di omologare le persone, che poi un pochino è vero, e di come viaggiando si possa respirare un’aria sempre diversa e ricca di tradizione. Ci vuole un attimo a ritrovarsi nel bel mezzo degli anni ’50 e della discussa Beat Generation. Beh, l’A1 non è certo la Route 66 ma Edo è d’accordo con me: si viaggia anche e soprattutto con la mente e l’immaginazione. E allora i momenti in auto possono diventare fonte d’ispirazione anche per creare qualcosa di bello da suonare?
“Il viaggio è da sempre il momento creativo per eccellenza, basta pensare ad Omero o Leopardi. Si può viaggiare fisicamente o spiritualmente. Entrambi sono stimoli che provocano movimento, cambiamento e quindi ispirazione”.
Mi ricordo che tanti cori che venivano intonati a squarciagola in curva nascevano quasi per caso negli autobus che portavano al settore ospiti di turno. C’è dell’arte e un’intensa creatività nascosta nei cori da stadio credetemi, non sono da sottovalutare sotto questo aspetto. Mi ricordo bene l’adrenalina che si respira tra quei seggiolini, la voglia di fare e di dimostrare. C’era anche chi proprio non ce la faceva e schiacciava un sonoro pisolino, chi parlava con i suoi compagni, anche di discorsi veramente intensi (già, gli ultras sono anche persone intelligenti) o chi sfruttava parte del viaggio per staccare il cervello ed isolarsi un pochino, magari con un po’ di musica. Edo mi racconta che tipo di viaggiatore è lui: “Io personalmente non dormo quasi mai, preferisco raccogliermi, ascoltare musica o parlare. Resto sempre sveglio accanto al guidatore e molto spesso nascono conversazioni profonde che in altri contesti non potrebbero mai nascere”.
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La stanchezza e la noia della strada sempre dritta spesso portano a scambiare quattro chiacchiere per passare il tempo e non rischiare di cadere tra le braccia di Morfeo. Devo dire che anche a me è capitato di intraprendere discorsi importanti con l’unica persona dell’auto rimasta sveglia insieme a me. Se ci penso è proprio vero, son discorsi che difficilmente affronti in altri contesti. Curioso. Senza dubbio c’è una costante che ti accompagnerà sempre per strada, che tu sia un ultrà od un musicista, o semplicemente uno che viaggia molto in auto. Per i primi è proprio  un rito (ancor prima che una necessità) ma credo che lo sia anche per chi macina chilometri in tournée: l’autogrill ragazzi, l’autogrill. Il rito della sosta è intoccabile per un pullman di tifosi in trasferta, a volte per motivi non proprio moralmente a posto. Forse qualcuno di voi è a conoscenza del divieto che fu imposto qualche anno fa ai pullman di tifosi di fermarsi negli autogrill. Rientrava in un progetto di eliminazione della violenza negli stadi ed affini. Credetemi fu visto come un affronto incredibile. Ognuno ha il suo personale rapporto con gli autogrill, anche Edoardo. “Dell’autogrill amo il bagno e il senso di sosta. Provo un profondo odio per l’omologazione forzata. In altri paesi non è così. Esistono ancora dei punti di sosta unici ed originali, magari trasandati ma unici. Questo vorrei che succedesse anche in Italia. Vorrei più romanticismo negli autogrill, tornare alle antiche locande”. E vedi che un po’ di Beat Generation si respira nei chilometri de Le Furie, per lo meno gli ideali. “Infatti per ribellione rubo sempre un bottiglietta d’acqua, e pago solo un gratta e vinci”. Cosa facessero o facciano gli ultras negli autogrill per ribellione (o chissà per cosa) è noto praticamente a tutti, inutile stare a raccontarlo. In noi uomini vive questa strana natura per cui quando ci troviamo in branco spesso ci trasformiamo, non è certo una novità.
 Mi fa sorridere e mi piace molto che si ricerchi il romanticismo negli autogrill, è giusto desiderare che il rito della sosta venga vissuto con romanticismo ed affetto da chi ti accoglie. In fondo in chi si ferma c’è del romantico, del tradizionale o forse dello scaramantico se vogliamo. Come quello che mangia sempre lo stesso panino o acquista sempre la stessa bibita. È un po’ come il locale sotto casa dove ordinare “il solito”. Chissà se Edoardo ha il suo “solito”. “I gratta e vinci, decisamente. Non li compro mai ma quando sono in viaggio è un rito, amo l’idea della fortuna che può arrivare mentre sei in viaggio. Sono un Ulisse del gratta e vinci. I panini di plastica non riesco ad affrontarli, ma quando sono vicino alla morte fisica mi piego malvolentieri alla dittatura del camogli. Malvolentieri però..” Beh in fondo nel nostro immaginario romantico ci piace pensare all’autogrill come al locale sotto casa, ma evidentemente non lo è. Qualitativamente parlando non lo è proprio. Vero è che la cosa importante è la qualità che diamo al nostro viaggiare, ai momenti che passiamo con i nostri amici e compagni. È bello come Edoardo e tantissimi altri musicisti come lui fanno della necessità della strada da percorrere una virtù. È bello riuscire a godersi e dar valore anche ai momenti che, apparentemente, ci sembrano inutili e perditempo. Vuol dire sentirsi in pace con ciò che si fa e che lo si fa con vera passione. Che sia questo appendere uno striscione su una balaustra e cantare dietro di esso, sia questo allestire un palco con i propri strumenti e cantare sopra questo. Buon viaggio e buona sosta!
..Giamba

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