“Io non ho mai perso il controllo”. Un viaggio crudo nell’underground anni ’90.

..un aspetto agli Addio Proust va indubbiamente riconosciuto (e mi scuserete per il gioco di parole e la ripetizione): sono riconoscibili, sempre. Se voi ascoltate anche distrattamente una playlist varia, nel momento in cui passa il trio fiorentino ve ne accorgete subito. Questa è una qualità non da poco, soprattutto se vista in un contesto (quello della musica emergente) in cui, a volte, si cerca disperatamente il modo di farsi notare magari omologandosi a modelli già nelle orecchie di tutti. Fenomeno volgarmente chiamato “commercializzazione”. Nell’album del cetaceo c’è voglia di mettersi in gioco, c’è voglia di suonare quello che si ha dentro, al di là degli apprezzamenti che possano arrivare. Fa indubbiamente più godere quando ti apprezzano per come sei e non per come ti sei posto. “Io non ho mai perso il controllo” è questo: o lo apprezzi o lo scarti. È un album servito crudo, che viene dalla pancia, con sonorità grunge che a volte esplode con rabbia per poi ricomporsi appena, quasi a voler far fede al suo titolo.

Il timbro vocale di Mattia Gonnelli, degnamente accompagnato dalla sua chitarra, è quello che ci vuole in un disco così: graffiante, a volte non perfetto, ma proprio per questo originale ed apprezzabile, che ti proietta in quel garage dove la fame di rock aleggia costantemente. La batteria di Martina Vincenzoni resta fedele al titolo e l’atmosfera del disco e non perde mai il controllo, scandendo il tempo regolare per poi concedersi ogni tanto giuste rullate “fuori dagli schemi”. Di spessore e ottimo per mantenere la giusta atmosfera il basso di Marco Santi, più che utile per far muovere la testa a tempo e riportarti con la mente alla solita amata cantina umida e sudata, dove il rock è il primo invitato.

“Io non ho mai perso il controllo” è un album coraggioso, che si racconta utilizzando testi in italiano nonostante l’ascoltatore medio associ da sempre e più facilmente la lingua inglese a tali sonorità. È un album che ti regala ottimi assoli e momenti strumentali godibili, probabilmente, più dal vivo che ascoltandoselo in solitaria. È un album che vi farà fare un bel viaggio nell’underground cittadino senza bisogno di qualcuno che vi guida, vi basterà chiudere gli occhi ed andare.

..Giamba

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: