Dalla parte dello scemo non si sta per niente male.

..il Colle è una band particolare, qualcuno la definirebbe atipica, che non ti aspetti.

Ad un’apertura così (volutamente punzecchiante) deve necessariamente seguire una spiegazione, per non arrivare a pensare che il mio definirli atipici sia una critica negativa, anzi. Il Colle è una band che regala risate, i musicisti che la compongono sono di quei personaggi che fanno scattare la risata non appena aprono bocca. Dote, secondo il mio punto di vista, straordinaria e indubbiamente positiva per chi li incontra e li ascolta. Passando un paio d’ore col Cecco e il Cillo si ha l’impressione, a primo impatto, di trovarsi davanti due ragazzacci sempre pronti a far casino, facendosi accompagnare magari da chitarra e cajon, che non hanno nessuna intenzione di mascherare la loro natura, che non hanno nessuna preoccupazione di evitare di passare agli occhi della gente, si oserebbe dire, da scemi (come vuole il titolo dell’album). Loro sono questo, che piaccia o no, ma non aver paura di passarci non vuol dire esserlo. Al contrario, questo disco lo dimostra. Questa loro genuinità non è poi così scontata in un ambiente in cui si lotta costantemente per impacchettare un’immagine di sé che sia credibile agli occhi di chi ti ascolta. Ebbene si, molti hanno la premura di far piacere quello che si vede con gli occhi ancor di più di quello che si ascolta con le orecchie (ogni riferimento ad artisti esistenti è puramente casuale). Ecco perché per sedersi dalla parte dello scemo serve quella genuinità che il Colle e questo loro primo album hanno.

Genuinità che si assaggia fin da subito con la breve telefonata tra Cillo e Cecco che fa da intro al disco: telefonata in toscanaccio vero, senza curarsi di dizione o dogmi da seguire, di quelle vere appunto, che si fanno tra amici, che ci spiega da dove nasce il nome del disco: “Andiamo dalla parte dello scemo perché anche da quella del torto hanno finito i posti”. Genuinità che ci accompagna per tutti gli altri pezzi, che godono di testi e melodie originali e mai banali. Si perché genuino non è sinonimo di scontato. I testi del Cillo ti immergono in questo romanticismo un po’ malinconico con un forte sapore di tradizione. Si mostrano spesso innamorati, ma anche ribelli e pungenti, vogliosi di urlare il disagio ad un mondo che lascia sempre meno scampo ai sogni e le speranze di giovani ragazzi di provincia. E allora noi lottiamo con spensieratezza, suonando, perché è quello che più ci piace. E allora io ballo e saltello con loro, mi lascio trasportare dall’armonia scanzonata e spensierata di “Con in Tasca la Morte”, “Tammi Tamon” e “Mamma ti prego comprami la droga” su tutte (quest’ultima perfetto esempio di armonia spensierata e testo tagliente).

Ballo e saltello con un album che vi trasmetterà allegria e voglia di divertirsi. Un album che, una volta terminato, vi metterà voglia di correre ad ascoltare il Colle  dal vivo, cosa che personalmente mi sento di consigliarvi perché ne vale veramente la pena.

..Giamba

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