1.Prendi Carnival 2.Trova una cantina 3.Alza il volume

..Quando l’amico Marco “Zorro” dei Venus in Furs ci ha fatto recapitare in radio il loro secondo album, Carnival, la prima cosa che mi ha colpito è stata sicuramente la copertina, che già avevo avuto modo di apprezzare nei vari canali social dei ragazzi. Mi capita spesso di fermarmi ad osservare le copertine dei dischi, mi piace provare ad immaginare il motivo per cui sia stata scelta quella precisa foto od immagine. Il primo viaggio l’ho vissuto senza nemmeno cominciare ad ascoltare il dsco, semplicemente vivendo il libretto che tenevo tra le mani. Il richiamo alla sigaretta, fumata col piede in copertina o morta nel posacenere sul retro, semplici fotografie in bianco e nero con vasi di fiori lasciati su tavoli vuoti, il nero che prevale. Si “annusa” un forte odore di malinconia, voglia di starsene a fumare la propria sigaretta lì, soli con i piedi sul tavolo e la compagnia di un solo vaso di fiori o magari una bottiglia di alcool molto forte perchè, si sa, meglio soli che mal accompagnati. Ad accompagnare questo creativo disagio si nota la voglia di ribellione affidando a “Carnival” il titolo di un album totalmente in bianco e nero. L’esplosione di colori che fa da contraltare alla monotonia  dei libri sistemati sulla scrivania.

Senso di malinconia e ribellione che si percepisce quando si comincia ad ascoltare l’album concentrandosi sui testi delle canzoni, zeppi di storie arrabbiate, di personaggi che non osano mollare, che amano a colori nonostante abbiano molto bianco e nero attorno.

Ascoltando Carnival ad occhi chiusi si ha la sensazione di trovarsi in una cantina, densa di fumo, dove il rock e il sudore la fanno da padroni. Avete presente quelle cantine con il forte odore acre di umidità pesantemente “combattuto” da quello delle tante sigarette fumate per aiutare la concentrazione? Di quelle cantine piene di scritte sui muri, che se andassimo ad osservare bene probabilmente troveremmo decine di testi che aspettano l’ispirazione giusta per essere degnamente accompagnati da una melodia. Una di quelle belle cantine dove ora si poga, ora si urla, dopo si crea. Insomma le cantine del rock. Chiudete gli occhi ed alzate il volume, vi renderete conto di quanto Carnival sia un album che fa incazzare, nel senso buono, che carica e si lascia urlare a squarciagola.

E’ un album che ti fa muovere la testa e le mani, grazie anche alla potentissima batteria del buon Giovanni Boschi che lascia volutamente spesso il pezzo “prosciugato”, quasi a voler prendere la rincorsa e farti assaggiare la melodia, per poi riattaccare pesante consapevole che il suo lavoro è farti saltare. E ci riesce ragazzi, eccome. E’ un album che ti trasporta con ritmo, tutto d’un fiato, per 8 pezzi toccando picchi straordinari (specie con Nazisti, a mio parere la migliore dell’album) per poi concedersi e concederti di appoggiarti un attimo a godere a pieno le due ballate, per terminare con un’originale versione dell’immortale Prisencolinensinainciusol che, una volta terminata, ti fa salire la voglia di ricominciare dal primo pezzo. Con o senza sigaretta, ma magari dentro quella cantina.

..Giamba

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: