La donna musicista. Assolo sui pregiudizi.

..queste poche righe non hanno certo lo scopo di innalzare muri a sostegno delle donne e delle loro capacità. In primis sono convinto che le donne non ne abbiano bisogno, e seconda di poi non credo che abbiano bisogno proprio del sostegno del Giamba paladino del genere femminile. Queste poche righe nascono, come al solito, dalla mia profonda curiosità. Non è certo un segreto (per lo meno tanti la reputano una cosa scontata) che attorno ad una ragazza che imbraccia una chitarra piuttosto che un violino o un basso, attorno a lei che poggia le dita sulla tastiera, impugna le bacchette o si mette davanti ad un microfono per far sentire a tutti la sua creazione, la sua musica, aleggi spesso un’aria di scetticismo iniziale ed un’insolito senso di stupore e sorprendente incredulità quando alla fine si scopre che è brava tanto quanto (in molti casi ben di più) il suo collega maschio. Questo non solo nel mondo della musica, ma praticamente in tutti gli ambiti professionali. Il motivo per cui abbiamo spesso l’attitudine di pensare a determinate attività lavorative come prettamente maschili è sicuramente dato dall’andamento della storia. Non dobbiamo certo andare indietro centinaia di anni per trovare l’uomo che usciva di casa per lavorare e mantenere la famiglia e la donna che rimaneva a casa ad accudire casa e figli. Nessuno si poneva il problema se la donna coltivasse o meno dentro di sé desideri di carriera, o semplicemente progetti che le portassero una realizzazione personale al di fuori dell’educazione della prole. Forse solo la donna stessa se lo poneva, allora ecco che finalmente anche la donna ha cominciato a tornare tardi a casa e chiedere al compagno di buttare l’acqua e preparare il sugo. Ed ecco che in molti ambiti anche la donna ha cominciato a porsi ed a raggiungere obiettivi importanti. Anche nella musica.
In questi anni di scrittura testi e melodie e adesso, in questo periodo storico, le ragazze sentono di dover far più fatica dei colleghi maschi per essere giudicate obiettivamente per la musica che fanno? Mi aiutano a capirlo meglio sei amiche, vere artiste toscane, miscelate in band con presenze maschile o accompagnate solo dal loro strumento preferito.

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Secondo le Fra’n’co capita che le musiciste femminili sentano forte, da parte del pubblico, giudizi per l’aspetto fisico più che per la musica che fanno. “L’immagine estetica femminile da sempre viene esaltata ed apprezzata, quindi probabilmente un gruppo al femminile incuriosisce più per l’immagine che per i contenuti.” Praticamente sulla stessa linea l’amica Giulia Pratelli: “in questi anni non ho notato molti pregiudizi nei confronti del lavoro delle musiciste femminili, almeno da parte delle persone che conosco. Quello che ho notato spesso, purtroppo, è che è più facile sentire critiche relative all’aspetto fisico nel caso delle musiciste e delle cantautrici donne. Ho sempre avuto l’impressione che ai ragazzi venga fatto notare meno se non hanno un fisico da passerella o se non sono bellissimi”.
Giorgia, l’altra faccia della “medaglia” Manitoba si trova d’accordo a metà con loro. “È vero che molto spesso quando si pensa a una donna cantante si pensa che venga prima l’immagine della sostanza, ma non è sempre così. In più questo pregiudizio si ritrova anche nei confronti di molti cantanti maschi”. Secondo lei, infatti, l’approccio al lavoro femminile varia col variare del genere musicale che viene preso in considerazione. “Nell’ambito pop, classica o jazz/blues ci sono adesso come nella storia moltissime donne che sono state riconosciute e amate e sono ancora oggi dei simboli universali di libertà e rivoluzione. Tra i miei più grandi idoli, per fare degli esempi, ci sono Etta James, Janis Joplin (una donna che cantava la musica dei neri in un mondo dominato da maschi bianchi), Billie holiday e tante altre”.
Letizia Bonchi, violino e voce (oltre che tastiera) dei Flame Parade ci riporta invece al mio pensiero iniziale. Non è che una ragazza non sia stimata, ma ci si stupisce spesso nel momento in cui si scopre che sa di cosa sta parlando. “È vero che in generale” mi racconta “quando si inizia una conversazione su effetti/pedalini/stage plan e affini, vedi sempre un po’ di stupore nelle facce degli interlocutori maschili. Quella stessa sorpresa di quando magari una donna si interessa di motori e non dice soltanto: “mi piacciono le macchine rosse”. Non so se a voi capita mai, ma io quando noto lo stupore da parte delle persone (come Letizia quando parla di pedalini) per quello che sono riuscito a fare mi sale l’impressione che la persona si stupisca perché non credeva mai fossi in grado di farcela. A volte la soddisfazione di averlo in qualche modo sbugiardato arriva quasi ad essere pari a quella per avercela fatta. Quindi mi domando se tutti i titoloni che a volte vediamo, tutti i proclami su quanto sia stata brava la donna a fare questo o quello facciano più piacere o fastidio. Le trovo tutte d’accordo sul fatto che se la notizia viene fornita come dato oggettivo e la donna è realmente brava non c’è niente di male. La cosa può dare più fastidio se la si sottolinea come una cosa di cui stupirsi. Si trova d’accordo anche Letizia, ma fa un ragionamento che parte da “più lontano”.
“Purtroppo, senza fare del femminismo spicciolo, viviamo in un mondo in cui la situazione della condizione femminile non è ancora delle più rosee e quindi sì, forse è bene sottolineare un successo femminile in un ambito che magari vede protagonisti generalmente maschili. Può essere d’ispirazione. Ma non parlo solo della musica…Penso alla scienza o allo sport. Non so, è difficile. Però sarebbe bello se, che ne so, le bambine fossero spinte a scegliere le loro passioni in libertà e invece, se ci pensi, anche solo i giocattoli sono già indirizzati verso un futuro femminile prestabilito: bellezza, cucina, bambini…. Ma perché non “La Piccola Chimica”?.

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Devo confessarvi una cosa, a te Letizia e a voi che state leggendo. Letizia ha ragione, in pieno. A nostra figlia abbiamo comprato la cucina e lei va matta per la preparazione del cibo in ogni tipo di ricetta che si tira fuori dalla testa. Speriamo che questo la aiuti a sviluppare la fantasia e serva semplicemente a farla divertire, speriamo che abbia ereditato gli attributi e la voglia di realizzazione di sua madre piuttosto che diventare una casalinga col grembiule che non si è mai tolta una soddisfazione. Dovrei maledire quella cucina a vita. Forse alle bambine compriamo troppe cucine e troppe poche chitarre. Sarà anche per questo motivo che, ho notato, in giro sui palchi c’è una certa disparità numerica tra artisti maschili e femminili? Sono tanti di più gli uomini che suonano? Giulia è d’accordo con questa mia osservazione. “Credo che sia vero, non so sinceramente quale possa essere il motivo… forse le bambine sono meno indirizzate allo studio della musica da parte delle famiglie? Negli ultimi anni, però, mi sembra che la situazione stia un po’ cambiando: è più frequente, anche se non proprio usuale, vedere musiciste donne a suonare in formazioni composte principalmente da uomini. Nella mia esperienza, posso dire di aver notato una maggioranza di bambini e ragazzi maschi avvicinarsi allo studio degli strumenti, mentre ho trovato più numerose le bambine e le ragazze nelle classi di canto”. Le Fra’n’co invece sono d’accordo a metà e la vedono in maniera un po’ diversa, compresa la disparità. “Sicuramente nel commercio della musica va più di moda la donna cantante e gli altri componenti musicisti, ma crediamo sia solo un’immagine di copertina. Se guardiamo i musicisti di una qualsiasi orchestra possiamo vedere la stessa quantità di donne e di uomini e questo è solo un esempio dei milioni di contesti”. Sulla stessa linea di pensiero si trovano Giorgia e Letizia. La prima però ci tiene a sottolineare che tanta differenza la fa, ancora una volta, il genere musicale che prendiamo in considerazione, e riflette su come sia oggettivamente difficile la carriera musicale per una donna che parte dal basso. “Sicuramente nella scena underground italiano sì, siamo poche, ma abbiamo due palle così! Io sono sempre cresciuta tra i maschi, infatti sono la sorella minore di due fratelli, non ho problemi a fare il muso duro quando serve. Non so se c’è una causa per questa minoranza, ma non è facile per una donna lo devo ammettere: sale prova soffocanti, viaggi in macchina estenuanti, puzza di ascelle, poche docce, marpioni da combattere..”.

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Il violino dei Flame Parade fa una riflessione che ancora una volta parte da lontano e mi fornisce uno spunto che mi colpisce molto. “L’ambiente musicale è prevalentemente maschile. C’ho ragionato parecchio sulla questione e non credo sia un discorso di inclinazioni differenti. Storicamente tutti i lavori che portavano via la donna da casa per periodi lunghi di tempo venivano svolti da uomini. È sempre la solita scelta tra carriera e famiglia, ahimè. E quella del musicista è una vita da nomade, con poche certezze e riferimenti. Elemento che diventa difficile conciliare con un prospettiva di vita più casalinga, diciamo. Per capirsi, negli anni Sessanta, nel boom della musica, della libertà di costume e di pensiero, forse per una donna era ancora difficile (lo è ancora oggi, se ci pensi) emanciparsi dalla figura femminile classica, in cui se ad una certa età sei ancora in giro con la chitarra e non sei né sposata né con figli, non sei del tutto realizzata come donna. La situazione credo stia notevolmente migliorando in questo senso e, infatti, sono sempre di più le ragazze che incontro in giro sui palchi”.
Per l’ultima domanda mi piace riallacciarmi al pensiero di Giorgia. Un pensiero che, dati alla mano, risulta praticamente un dato di fatto. Ci sono dei generi musicali in cui trovare una donna risulta davvero molto difficile e tanti sono portati a pensare a determinati generi, mi viene in mente il rock su tutti, come prettamente maschili. Cos’è che ha portato l’ascoltatore a questo pensiero? La mancanza di esempi femminili rockeggianti nella storia? Secondo Giulia la musica è “semplicemente” incappata nel mucchio dei pregiudizi da cui le donne si sono dovute difendere negli anni, e dai quali ancora oggi si difendono.
“Mi viene da pensare che alla fine la musica sia come tutti gli altri ambiti: nel corso degli anni ci sono stati mestieri generalmente indicati come “maschili” (potremmo pensare a… l’autista, per esempio?) e altri, come “la maestra” pensati principalmente al femminile. Alla fine la musica è parte integrante delle nostre vite, credo sia naturale (ma non per questo positivo, chiaramente) che anche in questo settore abbiano potuto prendere piede pregiudizi molto diffusi nella società in cui viviamo”.

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Più di natura storica la motivazione delle Fra’n’co e di Letizia. La band femminile mi spiega che: “Ogni genere ha i propri gruppi di riferimento ed effettivamente nel rock, come in altri generi, di gruppi femminili pionieri non ce ne sono molti. Probabilmente in passato lo studio della musica era accessibile solo alle figure maschili e c’è voluto molto tempo prima che le cose venissero cambiate. Ad oggi non credo ci sia differenza tra musicisti e musiciste”. Mentre Letizia si rifà un po’ alla risposta precedente. La donna, nella storia, ha dovuto (e in qualche caso forse voluto) fare la donna di casa. “Una Hendrix donna, con figli, una casa da mantenere, una famiglia magari pressante e un marito che pretende la cena, ce la vedo male a dar fuoco alla chitarra e farsi ispirare da trip lisergici.” La risposta con la quale mi piace chiedere ce la offre Giorgia.
“Non ho mai ascoltato una band rock tutta al femminile, in effetti non mi ispirano tanto. Secondo me il massimo della bellezza viene fuori quando si incontrano i due sessi. Il rock è un genere particolare, per farlo devi essere un po’ rude ma anche avere grande sensibilità. Il mio idolo al femminile nel genere rock alternativo è Alison Mosshart. L’ultima volta che l’ho vista, per esempio, ha sgarrinato vicino alla mia mano; è una pazza scatenata, la amo! Ma non è solo questo, è capace di passare da momenti di pura follia a attimi di sensibilità unici che ti arrivano dritti al cuore.
Quando le donne prendono un po’ dagli uomini e viceversa, secondo me si creano i mondi artistici più interessanti”. Che poi, in fin dei conti, non aveva ragione il buon Cremonini quando cantava che “gli uomini e le donne sono uguali”?! E allora non sarebbe più semplice godersi la musica che ci viene presentata, anche criticarla se non incontra i nostri gusti, ma ascoltarla. Non sarebbe più facile smetterla di classificare un artista ancora prima che apra bocca solo perché ha un’immagine che riteniamo “non credibile”? Che poi alla fine, magari, la canzone ci piace anche e tocca far finta che non sia così perché ormai deve vincere il primo giudizio. Credo che a volte si sia piuttosto bravi nell’esser faticosi.

 

 

..Giamba

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